lunedì 27 luglio 2020

Castle Freak, un horror americano ambientato in Italia


Del regista Stuart Gordon - scomparso quest'anno - si è già parlato nel blog a proposito di un episodio da lui girato per quanto riguarda la serie tv Masters of Horror. L'episodio si intitola in italiano La casa delle streghe ma il titolo originale e la storia rimandano a un famoso racconto di H. P. Lovecraft: "I sogni nella casa stregata".

Di Stuart Gordon ho avuto modo di apprezzare anche un altro film dal titolo Re-Animator, ispirato a un altro racconto di Lovecraft: "Herbert West, rianimatore".

Insomma Gordon si direbbe un regista lovecraftiano, che forse dà proprio il meglio di sé quando fa appunto opere lovecraftiane. Mentre infatti Re-Animator e La casa delle streghe mi hanno molto colpito, devo dire che il suo Castle Freak (1995) non ha destato in me grande ammirazione.

Saranno stati gli effetti speciali un po' deboli, sarà che il mostro del film e la storia non sono né troppo belli né troppo originali.

Ma vediamo brevemente di cosa parla Castle Freak.

Una famiglia americana eredita un antico castello italiano. Gli americani vengono quindi in Italia a visitare il castello, nei cui sotterranei risiede però una creatura abominevole all'insaputa di tutti.

Ora, di sicuro stiamo parlando di un film dal sapore molto ma molto classico, e da questo punto di vista non si può puntare troppo il dito sulla scarsa originalità della storia perché ci troviamo di fronte a una precisa scelta registica, tendente al gotico. Fatta questa premessa, personalmente non ho assistito in questo film a delle scene o comunque a delle trovate brillanti.

La sua particolarità è che è un film americano ambientato e girato in Italia, con attori anche italiani, come per esempio il nostro Luca Zingaretti (alias commissario Montalbano) nei panni del poliziotto di paese. Da questo punto di vista Castle Freak potrebbe risultare un bel pezzo da collezione.

lunedì 20 luglio 2020

Bad taste, l'indimenticabile splatter di Peter Jackson


Bad taste, anche conosciuto come Fuori di testa, è uno strano film di fantascienza di Peter Jackson del 1987. Difficile dimenticare le peculiari scene splatter e nonsense che hanno trasformato in un vero e proprio cult il primo lungometraggio del futuro regista del Signore degli anelli.

Tra le scene indimenticabili ricordiamo quella in cui uno dei protagonisti cade da un dirupo e si spacca il cranio, dal quale si apre una sorta di finestrella richiudibile. A quel punto avviene qualcosa tra lo splatter e il nonsense: il tipo raccoglie da terra un pezzo di cervello, apre la finestrella, rimette il pezzo di cervello dentro il cranio e chiude la finestrella, che però tende a riaprirsi, così lui la fissa indossando un cappello.

Difficile da dimenticare poi la scena in cui gli alieni bevono a turno il vomito di uno di loro e un essere umano infiltrato tra di essi è costretto a bere l'intruglio disgustoso per non farsi scoprire.

La trama è di per sé interessante e costituisce di sicuro uno dei punti forti del film. In una cittadina che si affaccia sul mare la popolazione sembra scomparsa nel nulla. Sul posto arrivano dei cacciatori di alieni fuori di testa che scoprono quasi subito la presenza di forme di vita apparentemente umane, solo che hanno uno sguardo da idioti e si muovono in modo strano. Si tratta di alieni che hanno assunto una forma umana all'interno della quale stanno parecchio scomodi, e appaiono quindi goffi sia mentalmente che fisicamente.

In definitiva Bad taste è un film divertente e fantasioso, a tratti imprevedibile e folle. Si potrebbe definire spassoso. Un esordio davvero brillante per Peter Jackson. Un lungometraggio fuori dalle righe, uno di quelli che non si vedono al cinema da un sacco di tempo. Gli anni Ottanta sono stati davvero unici da questo punto di vista.

martedì 30 giugno 2020

Nel buio tra le stelle: una macedonia di horror, fantascienza e onde gravitazionali


Il 2016 è stato un anno di scoperte scientifiche davvero speciali. Per dirne una, nel febbraio di quell'anno è stata annunciata la prima rilevazione delle cosiddette onde gravitazionali, che si manifestano come propagazioni di minuscole increspature nello spazio-tempo.

Un'altra interessante scoperta annunciata nel 2016 è stata quella relativa a Proxima b, un esopianeta potenzialmente abitabile tutto particolare perché orbitante intorno alla stella Proxima Centauri, che essendo molto vicina alla Terra (solo 4.22 anni luce la separano dal nostro pianeta) ha scatenato l'immaginazione di molti in merito a eventuali viaggi futuri verso quella destinazione.

Nel racconto "Nel buio tra le stelle" di Mercurio D. Rivera - pubblicato in ebook nella collana Biblioteca di un sole lontano - sono inserite entrambe le scoperte. Il grande pregio del racconto è proprio il suo aggiornamento scientifico, unitamente all'invenzione di ipotesi che abbattono le frontiere del possibile, ampliando con l'immaginazione ciò che ad oggi si conosce grazie alla scienza reale.

Insomma, è vero che l'autore inserisce nel suo racconto sia le onde gravitazionali che l'esopianeta Proxima b, ma è anche vero che si porta ben oltre nella speculazione. Facciamo un esempio: sappiamo che le onde gravitazionali si formano generalmente in seguito ad alcuni fenomeni astronomici come la collisione tra due buchi neri. Ebbene, Mercurio D. Rivera si inventa un'altra possibile origine delle onde gravitazionali che apre le porte a una storia oscillante su una linea sottile tra l'horror e la fantascienza.

Il piccolo neo di un racconto così aggiornato scientificamente e così intuitivo in merito all'immaginazione del possibile è che presenta forse troppi elementi per una storia così breve. Stiamo parlando di un'opera davvero interessante sotto molti aspetti, anche se non è ridotta pienamente all'essenziale. Resta il fatto che "Nel buio tra le stelle" rappresenta uno degli esempi emblematici di come un racconto di fantascienza al passo con i tempi dovrebbe essere scritto.


Articolo realizzato in collaborazione con Cronache di un sole lontano

lunedì 22 giugno 2020

Ombre sulla luna: la guerra fredda interplanetaria di Arthur C. Clarke

Arthur C. Clarke, Ombre sulla luna

"Nei cieli possono rifulgere visioni mirabili, la galassia può ardere delle luci abbaglianti delle stelle esplose, ma l'uomo continua a occuparsi dei fatti suoi con indifferenza totale".

Ombre sulla luna, di Arthur C. Clarke



Arthur C. Clarke, Ombre sulla luna
Ombre sulla luna (Earthlight) è un romanzo breve di Arthur C. Clarke del 1955. Il libro non è tra le opere più visionarie dell'autore ma brilla comunque di una sua luce propria in termini di trama e ambientazione. In questo caso Clarke ambienta la storia sulla Luna pur mettendo il nostro satellite al centro di una delicata situazione politica ed economica interplanetaria. Una situazione in cui nel ventiduesimo secolo l'umanità ha colonizzato diversi pianeti e relativi satelliti del Sistema solare - si parla di Marte, Venere, Mercurio e i satelliti di Giove e Saturno - e in cui le colonie si lamentano con la Terra in merito alla distribuzione delle materie prime.

In Ombre sulla luna si respira l'aria della Guerra Fredda e della guerra di indipendenza americana riportate in termini futuristici ma simili, compreso il clima di spionaggio e controspionaggio tipici, appunto, della Guerra Fredda ma non solo. Possiamo parlare in questo caso di una "guerra di indipendenza fredda" - o abbastanza fredda - tra le colonie e la Terra. A pensarci bene, dopo tutto non è una cattiva idea per un romanzo, per quanto magari Clarke in questo caso non riesca a catturare una grossa acclamazione di pubblico come in romanzi ben più famosi quali ad esempio La città e le stelle e Incontro con Rama (tra gli altri).

Arthur C. Clarke, Ombre sulla lunaAl centro della storia c'è un gruppo di astronomi - al lavoro presso l'osservatorio astronomico lunare Platone - che si ritrova coinvolto in un intrigo interplanetario. Un agente segreto del controspionaggio terrestre di nome Bertrand Sadler viene inviato all'osservatorio sotto mentite spoglie per indagare sulla presenza di una potenziale spia tra gli scienziati. Infatti è giunta voce, sulla Terra, che qualcuno all'osservatorio sia un informatore della Federazione (l'unione delle colonie). Un fatto pericoloso, soprattutto per quanto avviene segretamente nella regione lunare chiamata Mare Imbrium: da quelle parti è in azione il cosiddetto Progetto Thor, la cui natura e importanza strategica devono rimanere assolutamente nascoste.

La Luna di Arthur C. Clarke è dotata di una debole atmosfera - che equivale praticamente al vuoto se paragonata a quella terrestre - ma sufficiente a proteggerla dalle meteore anche perché, essendo più spessa grazie alla bassa gravità, attutisce meglio gli impatti. Vi sono inoltre sulla Luna delle piante simili alle piante grasse in grado di sopravvivere in condizioni estreme. Ovviamente, in realtà sul nostro satellite non ci sono né atmosfera né piante e questo, anche se forse nel 1955 poteva essere plausibile (bisognerebbe indagare dal punto di vista storico), tende inevitabilmente a invecchiare Ombre sulla luna davanti agli occhi dei lettori e delle lettrici di oggi.

lunedì 8 giugno 2020

"Il vagabondo dello spazio" di Fredric Brown: quando l'asteroide incontra il vero duro

Il vagabondo dello spazio, di Fredric Brown

Forse Il vagabondo dello spazio (Rogue in Space, 1957) non è il romanzo più famoso di Fredric Brown, scrittore meglio noto per libri come Assurdo universo e Marziani, andate a casa. Ma stiamo comunque parlando di un romanzo niente affatto da buttare, che, come per altre opere dell'autore, arriva subito al sodo, fa alzare ogni tanto gli occhi dalle pagine pensando "ma che assurdità sto leggendo?", ed è dannatamente breve ma ricco di singolari eventi e interessanti particolari.

Protagonista della vicenda è un contrabbandiere di nome Crag, un vero duro ma non uno spaccone. Diciamo che adora le risse e il pericolo ma tende a farsi i fatti suoi. Sfortuna vuole che un bel giorno qualcuno lo incastra, rifilandogli un pacchetto di sigarette che in realtà contiene un certo quantitativo di una pericolosissima droga chiamata nephtin. Da quel momento si scatenano curiosi accadimenti che si incrociano, stranamente, con un asteroide intelligente catapultato nel Sistema solare dopo che ha percorso miliardi di anni luce.

Il vagabondo dello spazio, di Fredric BrownEbbene, va detto chiaramente e senza vergogna che Il vagabondo dello spazio è un libro di pura evasione. Ovviamente come per tutte le cose vi si possono estrapolare significati più o meno profondi ma rimane essenzialmente un romanzo di intrattenimento. C'è del male in questo? Assolutamente no, anzi il divertimento è spesso la più pura manifestazione della creatività. E Brown ne sapeva regalare tanto, di divertimento, un fatto valido anche per il caso in questione.

Protagonista, abbiamo detto, è un certo Crag. Un uomo disadattato, in conflitto con il mondo, che ha una specie di superpotere: una mano bionica. Nonostante abbia questa mano di metallo con la quale potrebbe stendere chiunque, e malgrado la mano possa essere sparata come un proiettile, Crag non la usa praticamente mai per non dare nell'occhio. Del resto, sarebbe troppo facile risolvere i problemi in quel modo e la storia risulterebbe poco interessante.

Ora, che cosa c'entra Crag con un asteroide intelligente lo può sapere solo chi ha letto o leggerà il libro. Ma una cosa è certa: tra viaggi interplanetari, incontri bizzarri e futuristiche invenzioni, trafficando nei peggiori bar del Sistema solare e facendo volentieri una scazzottata, si muove un personaggio che avrebbe potuto anche dare vita a una serie di romanzi a lui dedicata.

Invece Fredric Brown gli ha dedicato un solo libro, il meno famoso, forse, magari anche il meno riuscito tra i libri di fantascienza scritti dall'autore (solo cinque). Ma forse lo stesso Crag, se esistesse davvero, avrebbe preferito così. Avrebbe cioè preferito starsene lontano dai riflettori, lontano da un'umanità corrotta e vile, nel suo piccolo mondo circoscritto e solitario ma a suo modo perfetto.


Articolo realizzato in collaborazione con Cronache di un sole lontano

mercoledì 3 giugno 2020

2019 LD2, uno strano asteroide-cometa


Pensiamo comunemente agli asteroidi e alle comete come due entità chiaramente dististe tra loro, ma a dire il vero sono stati trovati anche degli "incroci". Questi oggetti all'inizio sembrano asteroidi inerti che, successivamente, diventano attivi sviluppando per esempio delle scie come le comete. Stavolta è stata fatta un'altra scoperta simile, e l'asteroide in questione è stato chiamato 2019 LD2. La novità è che in questo caso si tratta del primo asteroide troiano di Giove di tale tipo.

La scoperta è stata realizzata dal sistema di telescopi ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System), installati sulle Hawaii allo scopo di cercare asteroidi pericolosi per la Terra. ATLAS ha individuato l'asteroide nel 2019 e anche grazie alla rete di telescopi LCO (Las Cumbres Observatory) ne ha confermato la natura cometaria. ATLAS ha poi riosservato l'asteroide ad aprile 2020, notando che dopo un anno aveva ancora la scia dietro di sé.

Diciamo che ATLAS ha già scoperto più di 40 comete ma ciò che rende davvero unico 2019 LD2 è la sua orbita: è infatti un asteroide che viaggia vicino all'orbita di Giove, un fatto accertato da misure incrociate con differenti osservatori spaziali.

A sinistra: l'asteroide 2019 LD2 con numerose stelle sullo sfondo.
A destra, l'asteroide evidenziato senza le stelle

Come s'è detto, 2019 LD2 è un asteroide troiano di Giove, ed è il primo a essere osservato con un'attività cometaria. Gli asteroidi troiani seguono la stessa orbita di un pianeta, posizionandosi davanti o dietro di esso a una distanza costante. In particolare, gli asteroidi troiani di Giove orbitano intorno al Sole in due sciami, uno davanti (dove si trova 2019 LD2) e un altro dietro Giove. La Terra conta almeno un troiano di 300 metri, che è stato scoperto dieci anni fa e si chiama 2010 TK7.

Si ritiene che gli asteroidi troiani possano contenere, sotto la roccia, uno strato di ghiaccio formatosi anche miliardi di anni fa. La scia cometaria di 2019 LD2 sarebbe una conferma di questa ipotesi, dato che la scia di una cometa è fatta di polveri e gas generati dalla sublimazione del ghiaccio.

Ma ammesso che ci sia del ghiaccio sotto la superficie, come si è formata la scia? Non si sa con esattezza. In attesa di ulteriori studi si possono fare delle supposizioni. Forse Giove ha catturato l'asteroide nella sua orbita da poco, e l'oggetto veniva da un'orbita più fredda in cui la superficie di ghiaccio poteva sopravvivere. Oppure sull'asteroide si è verificata una specie di frana che ha fatto emergere il ghiaccio o ancora possiamo ipotizzare che 2019 LD2 abbia avuto un impatto con un altro asteroide.

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Questo articolo è stato tradotto liberamente (con relative aggiunte e semplificazioni) dal comunicato ufficiale dell'Università delle Hawaii

mercoledì 27 maggio 2020

Hypnos numero 10: racconti fantastici francesi

Hypnos numero 10, rivista

Di Hypnos si è già parlato più volte in passato. Pubblicata dall'omonima casa editrice, è una rivista di letteratura weird e fantastica.

Una cosa che appunto apprezzo della rivista - che esiste dal 2013 - è la sua doppia specializzazione: letteraria e fantastica. Ha un contenuto deciso, per i lettori e le lettrici che hanno gusti molto marcati.

Dallo storico numero 1 di Hypnos sono passati circa sette anni, ed è così che oggi arriviamo a parlare di un altrettanto storico numero 10, uno speciale dedicato alla letteratura in lingua francese.

Dato che alcuni dei racconti della rivista sono datati e risalgono persino all'Ottocento, sono da sempre utili gli immancabili saggi interni e i profili d'autore ai fini di contestualizzare le opere. Considerato inoltre che la narrativa fantastica francese è un mondo molto vasto, sono in questo caso specifico anche utili gli articoli della rivista che fanno una breve panoramica storico-letteraria.

Hypnos numero 10, rivista
Vediamo brevemente quali sono i racconti più vecchi e più recenti presentati nel numero 10.

Il racconto più vecchio è "Lo schizzo misterioso", del 1860, scritto dalla coppia Erckmann-Chatrian. Qui un pittore immagina chiaramente, come una visione, la scena di un delitto e la disegna. Un fatto che gli porterà molti guai perché quel delitto è avvenuto davvero e lui viene di conseguenza accusato di omicidio.

La storia più recente è "L'oggetto di venerazione", del 2007, di Claude Lalumière. Si tratta di un racconto assai originale dove si immagina un mondo fatto di sole donne in cui ogni abitazione e negozio possiede un dio da saziare e venerare. Gli dèi mettono anche incinta le persone sopperendo così alla mancanza di uomini.

In generale Hypnos offre ai propri lettori pane per i loro denti, cercando di spaziare il più possibile tra i suoi contenuti. Se è vero, infatti, che non è una rivista frequente - esce una o due volte l'anno - e se è anche vero che è una rivista specializzata in racconti fantastici tendenti all'horror e al weird, è indiscutibile che le storie presentate vantino soggetti curiosamente variegati.

giovedì 21 maggio 2020

Arthur C. Clarke: "Terra e spazio" volume 1 (racconti dal 1937 al 1950)


In tempi recenti è stata finalmente pubblicata in Italia la raccolta di racconti di Arthur C. Clarke più completa che esista. Prima del volumone unico intitolato semplicemente Racconti, in edicola è uscita - per la collana Urania Collezione - la stessa antologia suddivisa in quattro volumi e intitolata Terra e spazio. In questo articolo parliamo del primo volume, che presenta i racconti pubblicati dal 1937 al 1950.

Già da quanto si evince in questa prima fase della sua carriera di scrittore Clarke aveva molto a cuore la scienza e gli scienziati, tanto da metterli al centro dei suoi racconti. Oltre a mettere spesso la scienza all'apice delle sue storie, gli stessi scienziati sono dei veri e propri protagonisti delle vicende. Lo si vede sin dall'inizio, per esempio nei racconti Viaggiare via cavo e Come andammo su Marte, due racconti stranamente umoristici (Clarke non è famoso per la simpatia delle sue storie). 

Nel primo caso uno scienziato racconta la scoperta del teletrasporto realizzata con il suo team di ricerca. Nel secondo racconto invece si parla di un gruppo di scienziati che arriva accidentalmente su Marte a bordo di un razzo e ha così un incontro ravvicinato con i marziani. Ma l'elenco di storie con la scienza e gli scienziati è lungo, dal primo all'ultimo racconto intitolato La freccia del tempo, una storia sui viaggi nel tempo con protagonisti un gruppo di fisici e geologi.

"Come andammo su Marte" non è il solo racconto che parla di Marte e marziani. Dal 1937 al 1950 l'immaginario alieno di Clarke sembra appunto incentrato sul Pianeta Rosso così come su Venere, evidentemente due pianeti che in quel determinato periodo storico erano più papabili per ospitare la vita o per essere colonizzati. I racconti che citano la vita su Marte, oltre a "Come andammo su Marte", sono per esempio K.15, Fatta la legge e Ritirata dalla Terra.

Emblematici sono "Fatta la legge" e "Ritirata dalla Terra", due racconti in cui i marziani vengono a disturbare la Terra e sono costretti a ripensarci, quando non vengono addirittura distrutti dai terrestri.

Il pianeta Venere compare in almeno due racconti, Aria per uno e Lezione di storia. Nel primo esempio si cita Venere come pianeta da poco colonizzato, quindi abitabile. In "Lezione di storia" si presentano i venusiani come alieni intelligenti che vengono a visitare un pianeta Terra desolato, la cui specie, quella umana, si è praticamente estinta.

Clarke, almeno in questa prima fase, si dimostra più che altro un maestro dei racconti lunghi. Sono infatti le storie tra le venti e le cinquanta pagine ad andare per la maggiore. Salgono sul podio i racconti: Il leone di Comarre (49 pagine), Spedizione di soccorso (30 pagine) e Angelo custode (30 pagine). "Il leone di Comarre" è simile, nello spirito, al romanzo La città e le stelle ma non c'entra niente con esso. Parla infatti di una civiltà umana del futuro molto evoluta ma stagnante, dove un giovane aspirante scienziato (a proposito di scienziati nelle storie di Clarke) si fa promotore di un nuovo progresso contrariamente ai dettami della società.

"Angelo custode" è famoso per essere il racconto da cui è stato tratto il romanzo Le guide del tramonto, da molti ritenuto l'apice della narrativa di Clarke. "Spedizione di soccorso" è la storia di una spedizione multietnica aliena volta a salvare i terrestri dall'esplosione del Sole. Ma gli umani non ci sono, il pianeta è deserto, e ci sarà un bel finale a sorpresa. Il racconto è famoso anche per aver dato il titolo a una antologia di racconti di Clarke del passato.

Per concludere meritano di essere citati due racconti scritti nel 1947 che narrano un improbabile incontro tra esseri umani e forme di vita aliene composte chimicamente e fisicamente in maniera totalmente diversa da noi. Dato che non possiamo immaginare forme di vita che non rispecchino la struttura basata sul carbonio - come tutti gli organismi terrestri - un tale incontro sarebbe, oltre che improbabile, anche ad alto rischio di incomprensione o di incidente. Clarke prova a immaginarlo nei racconti Un fenomeno chiamato vita e I fuochi dentro. Nel primo caso la descrizione della vita estranea è decisamente più chiara: abbiamo infatti a che fare con un alieno a forma di nube ionica invisibile a occhio nudo.

mercoledì 20 maggio 2020

The man in the high castle, baci rubati sotto un cielo nazista

The man in the high castle, serie tv Amazon Prime Video

Per quanto concerne le serie tv ispirate a Philip K. Dick merita di sicuro un occhio di riguardo Electric dreams, con le sue dieci storie tratte da dieci racconti del celebre scrittore americano. Ma c’è un’altra serie che nel recente periodo ha fatto molto parlare di sé. Questa serie è The man in the high castle, ispirata all’omonimo romanzo di Dick che in Italia è conosciuto come La svastica sul sole.

La storia è ambientata prevalentemente negli Stati Uniti degli anni Sessanta, venti anni dopo una Seconda guerra mondiale che ha visto come vincitori i nazisti e i giapponesi. Viene così servito agli spettatori un mondo alternativo distopico mostrato sotto una pellicola a colori ma al limite del bianco e nero sia per rievocare le atmosfere dell’ultimo conflitto globale sia per dare un tocco di cupezza all’intera opera.

Qui gli abitanti degli Stati Uniti, piegati dallo strapotere nazista e spartiti territorialmente coi giapponesi, organizzano una forma di resistenza con attentati e azioni mirate. Non ultimo, l’azione dei resistenti è rivolta a recuperare, in combutta con il cosiddetto “uomo nell’alto castello”, alcuni film rappresentanti a volte una storia alternativa, come quella pellicola in cui viene mostrato che a vincere la guerra sono gli Alleati e non i nazisti.

I video, quando non sono una speranza di un mondo migliore (se lo mostra il film allora può accadere anche in quella realtà) offrono delle immagini guida per le azioni della resistenza: per quanto i film siano apparentemente inventati, hanno sempre un fondo di verità, mostrano alcune delle infinite realtà possibili.

In un tale contesto viene introdotto in modo consistente un elemento apparentemente fuori tema: il bacio. Sotto un cielo nazista i baci fioccano a non finire. Baci di ogni genere, etero, tra uomini, tra donne, baci casti tra ragazzini. Baci che potrebbero essere molto banalmente la tanto utile variabile "sesso e amore" messa lì per intrattenere il pubblico ma che in una simile ambientazione potrebbero rappresentare anche qualcosa di più, una trasgressione e una speranza in un mondo distopico e repressivo.

In definitiva The man in the high castle è il risultato ben riuscito dell’unione di generi tipici della narrazione fantastica, l’ucronia (storia alternativa) e i mondi paralleli. Due temi che sono diversi tra loro ma che a pensarci bene formano una più che logica accoppiata.


Articolo pubblicato originariamente il 19 maggio in collaborazione con Cronache di un sole lontano

mercoledì 13 maggio 2020

I racconti di Arthur C. Clarke: "Aria per uno"


"Aria per uno" ("Breaking Strain") è un racconto di Arthur C. Clarke del 1949.

L'astronave da carico Star Queen, con a bordo due uomini, per colpa di una meteora inizia a perdere ossigeno. Grant e McNeil hanno pochi giorni di tempo prima che l'ossigeno si esaurisca. Secondo i loro calcoli non arriveranno in tempo alla loro destinazione, il pianeta Venere da poco colonizzato.

La convivenza tra i due occupanti dell'astronave non è l'ideale, non scorre buon sangue tra i due. E ben presto entrambi capiscono che uno dei due potrebbe salvarsi se l'altro ingoiasse il veleno contenuto nella cassetta dei medicinali. Il problema è: chi dei due dovrà fare il passo? Ma soprattutto: riusciranno a mettersi d'accordo sulla questione del veleno? Oppure uno dei due ucciderà l'altro?

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Il racconto è incluso nell'antologia completa di Arthur C. Clarke, uscita in due forme, sia in edicola con la collana Urania in quattro volumi dal titolo Terra e spazio, sia in un volume unico in libreria intitolato semplicemente Racconti.

I racconti di Arthur C. Clarke: "Nemesi"


"Nemesi" ("Nemesis") è un racconto di Arthur C. Clarke del 1950. Precisamente è il primo del 1950, dopo una lunga serie di racconti pubblicati nel 1949.

All'inizio la storia sembra uguale al racconto "Il risveglio" del 1942. Anche qui, infatti, un uomo importante viene addormentato artificialmente - praticamente ibernato - sotto le montagne dell'Himalaya. E anche in questo caso passa molto più tempo di quanto previsto prima del risveglio.

L'addormentato è il cosiddetto Signore, un uomo paragonato a Hitler. Il momento dell'ibernazione scatta quando, in un bunker segreto, il Signore si riunisce coi suoi sottoposti alla fine di una guerra da lui scatenata e ormai persa. Il Signore saluta tutti e si va a ibernare, mentre gli altri si suicidano.

Ma invece di passare un secolo di ibernazione, come previsto, passano millenni.

Nel futuro, quando l'umanità si è ormai trasferita su altri pianeti, un filosofo di nome Trevindor viene esiliato sulla Terra. Viene anche fatto viaggiare nel tempo, per essere inviato su una Terra di ulteriori cinquemila anni nel futuro.

Quando si ritrova nel luogo e nel tempo stabiliti, il filosofo vede una Terra arida e disabitata. A bordo di un velivolo, l'uomo inizia la perlustrazione del pianeta alla ricerca di forme di vita animali o vegetali.

Ovviamente, anche a distanza di millenni il Signore è ancora vivo. Dorme in ibernazione laddove una volta c'era la catena montuosa dell'Himalaya.

L'incontro tra Trevindor e il Signore è solo questione di tempo.

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Il racconto è incluso nell'antologia completa di Arthur C. Clarke, uscita in due forme, sia in edicola con la collana Urania in quattro volumi dal titolo Terra e spazio, sia in un volume unico in libreria intitolato semplicemente Racconti.