venerdì 27 novembre 2020

I racconti di Arthur C. Clarke: La sentinella (da cui 2001: Odissea nello spazio)

"La sentinella" ("The Sentinel") è un racconto di Arthur C. Clarke del 1951.

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In una regione della Luna chiamata Mare Crisium si muovono dei trattori spaziali con a bordo alcuni astronauti. A un certo punto, a ridosso di un monte in lontananza, si intravede uno strano luccichio. Wilson, l'astronauta che racconta la storia, si offre volontario per andare a vedere di cosa si tratta, accompagnato da un altro astronauta di nome Garnett.

Da questo racconto è stato tratto il film 2001: Odissea nello spazio e il successivo libro. Rispetto al libro e al film, siamo di fronte a una storia molto più breve: "La sentinella" si svolge nell'arco di poche pagine. Per forza di cose, quindi, rispetto alle opere più corpose che si sono ispirate ad esso, il racconto è una versione semplificata e diversa anche se il fulcro è lo stesso.

Di diverso c'è per esempio l'artefatto che si trova sulla luna, che nel racconto non è un monolito rettangolare ma una struttura piramidale circondata da una protezione trasparente a forma di cupola.

Curiosità: così come avviene per il racconto La strada verso il mare, nel quale si parla di "pianeti del sistema solare desolati e inospitali", anche in questo caso la visione di Clarke sulla vita nel sistema solare non è molto ottimistica. Si parla di una Luna priva di vita, che ospitava acqua e vita in un lontano passato ma mai vita intelligente. Si dice inoltre chiaramente che nel sistema solare c'è vita intelligente solo sulla Terra.

giovedì 26 novembre 2020

I racconti di Arthur C. Clarke: La strada verso il mare

"La strada verso il mare" ("The Road to the Sea") è un racconto di Arthur C. Clarke del 1951.

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Ci troviamo a più di cinquemila anni nel futuro. La società umana non ha più bisogno di vivere negli agglomerati urbani, le grandi città non esistono più. La tecnologia consente di vivere sparpagliati per il globo.

Già da moltissimo tempo una parte degli esseri umani ha lasciato la Terra per andare a vivere tra le stelle. Una parte dell'umanità, invece, ha scelto volutamente di restare sul pianeta.

Nella Terra così come viene raffigurata tra cinquemila anni, nessuna novità si vede all'orizzonte. L'avventura e il cambiamento sono ormai incarnati soltanto da coloro che se ne andarono nello spazio. 


In questo clima abbastanza statico, un uomo di nome Brant manifesta ancora un certo desiderio di scoperta e di attrazione verso l'inesplorato.

Quando una bambina gli indica la presenza, non molto lontano, di un antico e meraviglioso luogo chiamato Shastar, Brant sale su un cavallo (gli è impossibile prendere una navetta) e si dirige nella direzione indicata.

"La strada verso il mare" affronta un tema assai caro ad Arthur C. Clarke: l'esplorazione come fonte di risveglio, crescita e innovazione attraverso un personaggio illuminato in un mondo pigro e assopito. 

Ritroviamo questo tipo di storia in almeno due delle migliori opere di Clarke: il racconto Il leone di Comarre del 1949, e il romanzo La città e le stelle del 1956.

Una curiosità: tra le tecnologie indicate nel racconto c'è un sintetizzatore di cibo del tutto simile a quello di Star Trek.

martedì 24 novembre 2020

Prisma: le diverse facce della fantascienza italiana

Cassini, Crudeli, Fontana, Giraudi, Guiso, Minutilli, Moscarda, Peka, Petrucci, Rotelli. Non sono una squadra di calcio. Quelli elencati sono gli autori e le autrici di Prisma, un’antologia di racconti di fantascienza tutta italiana realizzata con molta cura da Moscabianca edizioni.

I dieci racconti di Prisma: volume 1 (esiste già il secondo volume) sono finestre sul futuro che si aprono e chiudono nell’arco di poche pagine, dando appena il tempo (ma quanto basta) di assaggiare futuri più o meno possibili, molto a rischio di diventare reali o il cui argomento è qualcosa che merita la nostra attenzione.

Un possibile futuro dell'umanità ce lo mostra L.K. Peka col suo racconto “Agente ecologico”, che è la storia di una catastrofe ambientale dopo la quale l’ecosistema è stato riprogrammato con elementi artificiali che sostituiscono, del tutto o in parte, la flora e la fauna.

Oppure, come suggerisce Loreta Minutilli nel racconto “L’universo accanto”, in futuro avremo tutti un apparecchio chiamato iRec, in grado di prevedere gli eventi futuri e in particolare le conseguenze delle nostre scelte.

A giudicare dall’ottimo livello dei racconti, la serie di antologie Prisma si presenta come un proficuo laboratorio dove gli scrittori e le scrittrici promettenti possono esprimersi, emergere, crescere, favorendo così lo sviluppo di una fantascienza italiana sempre più affermata.

lunedì 23 novembre 2020

I racconti di Arthur C. Clarke: Problemi con i nativi

"Problemi con i nativi" ("Trouble With the Natives") è un racconto di Arthur C. Clarke del 1956.

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Un disco volante atterra sulla Terra. Responsabili dello sbarco e del tentativo di effettuare il primo contatto con gli esseri umani sono due alieni umanoidi di nome Crysteel e Danstor. 

Gli esseri in questione sono alieni con due braccia e due gambe, ai quali basta un piccolo trucco per apparire umani a tutti gli effetti e camuffarsi tra la popolazione.

L'approccio con la specie umana però non sembra affatto facile, anche perché i due alieni si sono preparati ascoltando per due anni quel che passavano le stazioni radio e le trasmissioni televisive della Terra, quindi si aspettano che gli umani si comportino come nelle fiction e loro stessi agiscono come i programmi che hanno visto e sentito.

Così come nel racconto Silenzio, prego anche in questo caso entra in scena il locale chiamato Cervo Bianco. Ma se non si fosse letto il racconto "Silenzio, prego" la citazione non verrebbe colta e forse causerebbe anche un po' di confusione.

domenica 22 novembre 2020

I racconti di Arthur C. Clarke: Silenzio, prego

"Silenzio, prego" ("Silence, Please") è un racconto di Arthur C. Clarke del 1950.

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A ridosso del Tamigi c'è un locale non facile da raggiungere che si chiama Cervo Bianco.

I frequentatori del Cervo Bianco appartengono a tre categorie. Prima di tutto ci sono i giornalisti, gli scrittori e gli editori. Poi il locale è frequentato da scienziati di ogni genere. La terza categoria è composta da "profani avidi di cultura", che apprezzano a tal punto la compagnia e le conversazioni da frequentare regolarmente il locale, soprattutto il mercoledì, che è il giorno di riunione.

Durante una delle tante conversazioni un ospite del locale chiede scherzando se c'è un modo di chiudere la bocca a un certo Bert Huggins. Puntualmente un tale di nome Harry Purvis dice che un modo ci sarebbe. Così racconta la storia della malaugurata invenzione di un apparecchio chiamato silenziatore Fenton, ideato da un uomo di nome Rupert Fenton. 

Fenton è una persona molto ingegnosa nel costruire cose che, però, non funzionano quasi mai bene perché Fenton non è un vero inventore: egli non conosce la teoria, anche se possiede grande intuito e manualità.

Ne viene fuori un racconto strano e suggestivo, di quelli che, se ascoltati dal vivo, occupano bene il tempo trascorso in compagnia. L'idea del Cervo Bianco e delle storie che vi si raccontano è una bella trovata di Clarke e il locale oggetto di questo racconto è abbastanza unico perché è frequentato da scienzati che raccontano fatti di scienza, ma di una scienza inventata e quindi assimilabile alla fantascienza.

sabato 21 novembre 2020

I racconti di Arthur C. Clarke: Strada buia

"Strada buia" ("A Walk in the Dark") è un racconto di Arthur C. Clarke del 1950.

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Robert Armstrong è rimasto a piedi su un pianeta ai confini della galassia, talmente ai confini che nel cielo quasi non si vedono stelle. Il suo trattore si è rotto, è notte, e l'uomo deve raggiungere in tempo una astronave in procinto di partire. Tanto per rendere le cose più complicate, anche la sua torcia si è guastata e Armstrong brancola letteralmente nel buio.

Nel cuore della notte, oltre a doversi preoccupare di arrivare in tempo all'astronave presso lo spazioporto Port Sanderson, riecheggiano nella sua mente i racconti di altri uomini in merito a strani rumori e altri segnali di possibile vita sul pianeta. 

Si narra di strani ticchettii simili al suono delle chele dei granchi e, malgrado non sia mai stata trovata vita né animale né vegetale, il pianeta è disseminato di pozzi e gallerie apparentemente artificiali.

Fino alla fine del racconto rimane il dubbio se le paure di Armstrong siano solamente fantasie dettate dall'oscurità o se si tratti di timori fondati. In quest'ultimo caso, il problema sarebbe quello di raggiungere l'astronave prima di essere divorato da qualche orribile creatura nel buio di una notte senza stelle.

giovedì 19 novembre 2020

Fredric Brown: riassunto delle opere di fantascienza

Gli storici curatori di Urania Carlo Fruttero e Franco Lucentini lo hanno definito il “massimo specialista dell’assurdo”. Un altro curatore di Urania, Giuseppe Lippi, in tempi assai più recenti ha invece definito Fredric Brown il “genio paradossale della fantascienza e del giallo”. 

Scrittore ben più prolifico nella pubblicazione di romanzi gialli, Fredric Brown (1906-1972) ha scritto soltanto cinque romanzi di fantascienza e poco più di un centinaio di racconti dello stesso genere. Sia nei racconti che nei romanzi, Brown si contraddistingue per la sua brevità fulminante.

Il suo primo romanzo di fantascienza è stato pubblicato nel 1949 e si intitola Assurdo universo (What Mad Universe). Keith, il protagonista di questa storia bizzarra, è, neanche a dirlo, uno scrittore di fantascienza. Sfortuna vuole che il malcapitato venga colpito da un razzo spaziale in caduta. Dopo l'impatto, lui è l'unico sopravvissuto fra le persone che erano presenti nella struttura colpita dal razzo. Ma a pochi passi da lì iniziano ad avvenire cose strane, una serie di fatti assurdi che saranno spiegati solo alla fine del libro. I guai iniziano quando Keith entra in un negozio e, tirata fuori una moneta da mezzo dollaro, viene accusato di essere una "spia arturana", cosicché da quel momento diventerà un ricercato e sarà costretto a scappare da qualcosa di assolutamente incomprensibile.

Nel 1953 è stato pubblicato il romanzo Progetto Giove (The Lights in the Sky Are Stars). È la storia di Max Andrews, un tecnico dei razzi che all'età di cinquantasette anni sogna di vedere l'uomo su Giove dopo il già effettuato sbarco sulla Luna. Max Andrews è un ex astronauta che ha dovuto interrompere la sua carriera a causa di un grave infortunio. Sogna le stelle e ha la volontà e la determinazione per far compiere alla specie umana un piccolo passo verso di esse, e quel piccolo passo si chiama Giove. Max si muove sia dal punto di vista politico che tecnico per raggiungere il suo obiettivo. Il suo primo passo è far approvare il progetto al governo americano, il secondo passo consiste nel guidare il progetto stesso.

Un altro romanzo di fantascienza di Fredric Brown è Marziani, andate a casa! (Martians, Go Home) del 1955, nel quale i marziani invadono la Terra. Detto così sembra la solita invasione aliena, ma lo scopo dei marziani, in questo caso, non è sottometterci, anzi sono del tutto disarmati. La verità è che gli alieni sono venuti sul nostro pianeta per darci fastidio. Ebbene sì. Urlano mentre parliamo al telefono, ci deconcentrano mentre studiamo, ci coprono la visuale mentre guardiamo la tv, ci provocano di continuo cercando di litigare… A causa del loro umorismo infantile l'intero pianeta viene portato sull'orlo di una crisi di nervi. 

È invece del 1957 Il vagabondo dello spazio (Rogue in Space), romanzo frutto della rielaborazione di due racconti: “Gateway to Darkness” del novembre 1949 (pubblicato in italiano col titolo “Fuga nel buio”) e “Gateway to Glory” dell’ottobre 1950. Protagonista della vicenda è un contrabbandiere di nome Crag, un vero duro ma non uno spaccone. Diciamo che adora le risse e il pericolo ma tende a farsi i fatti suoi. Sfortuna vuole che un bel giorno qualcuno lo incastra, rifilandogli un pacchetto di sigarette che in realtà contiene un certo quantitativo di una pericolosissima droga chiamata nephtin. Da quel momento si scatenano curiosi accadimenti che si incrociano, stranamente, con un asteroide intelligente catapultato nel Sistema solare dopo che ha percorso miliardi di anni luce.

Gli strani suicidi di Bartlesville (The Mind Thing) del 1961 è l’ultimo romanzo in ordine di tempo pubblicato da Fredric Brown. È la storia di una piccola cittadina americana dove si susseguono una serie di suicidi apparentemente inspiegabili. La polizia tende a metterci subito una pietra sopra ma il caso vuole che un cane si suicidi proprio finendo sotto la macchina di uno scienziato capitato lì per passare le vacanze. Lo spirito di ricerca di quest'uomo lo porta a indagare sulla misteriosa serie di suicidi.

Non dimentichiamo che se è vero che Fredric Brown ha scritto pochi romanzi di fantascienza, è anche vero che ha pubblicato un centinaio di racconti dello stesso genere, tutti molto brevi. In Italia i racconti di Brown sono stati raccolti nella famosa coppia di antologie chiamata Cosmolinea. I Cosmolinea si distinguono in Cosmolinea B-1 (racconti dal 1941 al 1950) e Cosmolinea B-2 (racconti dal 1951 al 1973).

Cosmolinea B-1 contiene la maggior parte dei racconti lunghi scritti da Fredric Brown, noto però soprattutto per la sua eccellente bravura nei racconti molto brevi. Ma al contrario di quanto si ritiene comunemente, i racconti lunghi di Fredric Brown sono assai ben costruiti. Si citi fra i tanti (troppi per elencarli tutti) “L’angelico lombrico” del lontano 1943, che ha dato il titolo a una piccola antologia di Brown pubblicata su Urania. Per non parlare del racconto “Il duello”, inserito nella storica antologia Le meraviglie del possibile e portato in televisione con l’episodio di Star Trek intitolato “Arena”.

Cosmolinea B-2 ha invece una dimensione assai ridotta rispetto al primo volume eppure comprende ben 78 racconti contro i 34 del libro precedente. È in questa fase della sua vita che lo scrittore americano sviluppa il suo talento per la narrativa breve, anzi brevissima visto che molte storie non superano le due o tre pagine di lunghezza.

Cosmolinea B-2 ospita senz’altro il Brown più maturo, ed è caratterizzato da un’alta concentrazione di piccoli capolavori, basti pensare a “Sentinella” o “Margherite” o “La risposta”, lampi di lettura ma anche lampi di genio, destinati a conquistare le generazioni future chissà per quanto altro tempo ancora. 

sabato 14 novembre 2020

Omaggio a Lovecraft: Necronomicon per ragazzi

Forse qualcuno già conosce il Necronomicon, il libro citato nei racconti di Howard Phillips Lovecraft che per un secolo ha ispirato generazioni di scrittori e registi in tutto il mondo. Nelle storie di Lovecraft il terribile libro è stato scritto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred.

Il Necronomicon per ragazzi è il simpatico tentativo da parte dello scrittore Fabio Larcher di raccontare il Necronomicon (e con esso l’immaginario lovecraftiano) attraverso le parole del suo autore.

Lo stratagemma utilizzato in questo caso è quello di inventare un ipotetico figlio di Abdul Alhazred, Ismail Ibn Abdullah Alhazredi, che raccoglie in qualche modo la testimonianza del padre. Il Necronomicon nasce infatti da un orribile e sconvolgente viaggio del padre di Ismail ai confini del Cosmo, durante il quale Abdul Alhazred entra in contatto con quelle che sono le inimmaginabili entità citate nei tanti racconti di Lovecraft.

In tal senso dobbiamo constatare che nonostante gli elementi di fantasia introdotti da Fabio Larcher, l’autore si dimostra un grande conoscitore di Lovecraft e delle sue creature, del suo universo fatto di mostri divini e verità sconvolgenti che farebbero impazzire l’essere umano medio. Larcher inoltre introduce più volte un certo parallelismo con la religione, in questo caso quella musulmana, che ogni tanto si incontra intelligentemente con la mitologia lovecraftiana.

Perché sì, l’universo di Lovecraft somiglia, volendo, a una specie di religione in quanto è fatto di cose assimilabili a delle divinità, anche se terrificanti e per niente benevole. Come disse Ray Bradbury in una sua intervista, finché esisteranno le immensità del Cosmo esisteranno le religioni perché nell’Universo infinito c’è tanto da sperare e da immaginare. Larcher abbraccia pienamente questo concetto e infatti, attraverso le parole di Alhazred, immagina un Cosmo suddiviso in sfere all’estremità delle quali regna quello che potremmo definire l’Inferno.

Ottimo disegnatore, Fabio Larcher accompagna all’eccellente capacità narrativa una serie di disegnetti che rappresentano le cosmiche mostruosità lovecraftiane. Sono disegni realizzati con cognizione di causa, rigorosamente in bianco e nero, che effettivamente aiutano molto a figurarsi creature ben descritte ma complesse nelle loro fattezze e quindi non facilmente immaginabili, nel loro insieme, tra le righe di un testo che ha il pregio di essere davvero molto evocativo.


(Articolo pubblicato originariamente il 3 novembre 2020 su Cronache di un sole lontano)

giovedì 12 novembre 2020

Scheletri, di Zerocalcare: il mistero del dito davanti alla porta

Scheletri, Zerocalcare

Che cosa avrà mai a che vedere il ritrovamento di un dito davanti all'abitazione di Zerocalcare? E che fine ha fatto un suo caro amichetto sparito dalla circolazione all'inizio degli anni 2000?

Nel suo recentissimo Scheletri, Zerocalcare si inoltra in un emozionante viaggio nella periferia romana agli albori del nuovo millennio, con tutta la nostalgia che questo comporta.

Il risultato finale è una specie di thriller dal sapore nostalgico scritto e disegnato come un romanzo, un fatto non scontato per un autore come Zerocalcare, i cui fumetti non hanno sempre una trama ben definita e uno sviluppo così lineare.

In Scheletri, Zerocalcare esiste sempre come personaggio principale ma in qualche modo, stavolta, la sua persona sembra defilarsi per dare più importanza allo sviluppo di una storia che esce dalla mente del fumettista ma che allo stesso tempo non è la rappresentazione diretta della sua mente.

Scheletri, di Zerocalcare
Anche questa qualità può sembrare scontata ma non è detto che lo sia per Zerocalcare, fumettista unico nel suo genere e non sempre catalogabile, che spesso sfugge alle definizioni incasellate e alle comode argomentazioni.

Per questo non è mai facile scrivere qualcosa su di lui, che si tratti di sue opere ricche e variegate come il fumetto collage La scuola di pizze in faccia del professor Calcare o del suo ultimo lavoro, Scheletri, il cui essere molto romanzato può lasciare intendere erroneamente che si tratti di un'opera semplice da interpretare nella sua fattispecie.

Nella sua semplicità, l'ultimo fumetto di Zerocalcare racconta una delle tante facce della periferia. Protagonista è infatti un sedicenne amico di Zerocalcare che conduce una vita scapestrata anche perché la sua stessa famiglia è problematica. 

L'amichetto in questione è un emarginato che però viene accolto con grande rispetto da Zerocalcare e dal suo gruppo di amici i quali, così facendo, gli salvano in qualche modo la vita. 

Ne risulta una storia emblematica, che sceglie i suoi protagonisti da angoli ben precisi della società e inserisce strumenti di rivalsa fatti di amicizia e solidarietà.

mercoledì 4 novembre 2020

Macerie prime, di Zerocalcare: l'amaro ritratto di una generazione

Macerie prime di Zerocalcare è una storia in due volumi (Macerie prime e Macerie prime - Sei mesi dopo) che affronta grosso modo il tema di una generazione, quella dei trentenni di oggi. Si tratta della stessa generazione di Zerocalcare, ecco perché l'autore ne parla. In questo caso Zerocalcare tende a parlare di ciò che sa, di ciò che ha vissuto e che conosce personalmente. Il tutto con il solito linguaggio in perfetto stile romanesco che ha il sapore del linguaggio popolare, vero, "der popolo". 

Dunque, si diceva che Macerie prime è un fumetto che racconta le sorti di una generazione che potremmo definire difficile. Se le altre generazioni siano migliori o peggiori non ci interessa, quel che conta in questo caso è la generazione di Zerocalcare, fatta di uomini e donne che non si sono realizzati nella vita per mille ragioni che l'autore non affronta nel dettaglio, forse perché le conosciamo tutti. 

Quella di Zerocalcare è l'amara fotografia di una realtà che tocca molti di noi, forse tutti noi. 

Ma non siamo qui per farla tragica e nemmeno Zerocalcare intendeva fare questo. Di tragedie ne è pieno il mondo, e quello del fumetto oggetto di questo articolo non è un tentativo di mandarci tutti in depressione. Macerie prime e Macerie prime - Sei mesi dopo divertono pur parlando di cose serie. Insomma, come si dice? In certi casi è meglio prenderla a ridere.

Malgrado l'utilizzo di espedienti di fantasia, come gli animali Armadillo, Cinghiale e Panda con i quali Zerocalcare stesso interagisce facendosi protagonista delle sue opere, Macerie prime è un'opera estremamente realista, di un tale realismo contemporaneo che arriva a toccare non dico tutti ma sicuramente una grande fetta della società italiana.

lunedì 2 novembre 2020

Se vi piacciono gli alieni schifosi e gli horror ironici forse dovreste guardare Slither

L'orrore viene dal cosmo profondo nel film Slither diretto da James Gunn (quello di Guardiani della galassia). Per dirla brevemente, un meteorite che finisce sulla Terra porta con sé un ospite indesiderato: una forma aliena vermiforme che prende possesso delle menti umane trasformando le persone in delle specie di zombi.

Ma le cose non stanno semplicemente così. Il ciclo vitale degli alieni è più complesso, prevede alcune cose come la formazione di un "alieno regina" e l'utilizzo di alcuni esseri umani come uteri per produrre altre migliaia di vermicelli.


Le scene schifose in perfetto stile splatter si susseguono a profusione insieme a quella che potremmo definire ironia. Slither è uno scherzo a tutti gli effetti, non si prende troppo sul serio e, stranamente, diverte un po'.

È più facile realizzare un horror ironico o uno drammatico? Di sicuro quel che si apprezza in generale è la capacita di creare un'opera che sia dotata di gusto e inventiva, ritmo, fotografia ed effetti speciali dalla grafica non banale. Slither sembra avere tutto questo, anche se non stiamo parlando di un film epocale.