mercoledì 30 ottobre 2019

Il sacrificio del cervo sacro, un dramma inspiegabile


Il sacrificio del cervo sacro rientra tecnicamente nel genere dei film drammatici, ma in realtà lo definirei come appartenente alla categoria dell’inspiegabile.

Oggi come oggi, in un periodo storico nel quale la credulità regna sovrana, qualunque cosa non abbia una spiegazione viene affrontata con una alzata di spalle o una risata. In altre parole viene banalizzata. Ed è esattamente quello che ho visto nella sala dove mi trovavo a guardare il film. In tanti, troppi, si sono messi a ridere liquidando il film come una cretinata. Molti sghignazzavano e facevano stupidi commenti anche durante la proiezione, scatenando così qualche diverbio con altri spettatori che invece avevano osservato il film con il degno interesse.

Il film che ha suscitato tante ingenue risate ha un messaggio ben chiaro ma lascia delle domande in sospeso. Una cosa incredibile di questi tempi, se ci pensiamo. Per usare le parole di Andrea Vaccaro, direttore della casa editrice Hypnos che si occupa di letteratura weird e fantastica: «Il mondo contemporaneo alimenta l’illusione di poter sapere tutto e subito (l’effetto Wikipedia), di poter annullare i confini, che tutto sia definibile, comprensibile. Ma si tratta in realtà di una prigione, l’uomo ha bisogno di “non sapere” (consapevolezza che nei secoli si è andata sempre più perdendo), e se forse un tempo la gente era in cerca di risposte, ora forse sarebbe meglio che cominciasse a porsi le domande».

Il sacrificio del cervo sacro narra le vicende di un medico chirurgo e della sua famiglia. L’uomo è un chirurgo di successo ma è suprattutto un uomo di scienza, quindi estremamente razionale, e approccia la vita con l’occhio della logica ferrea. La sua vita è pienamente sotto controllo, sembra che tutto vada secondo programma. Ma all’improvviso il suo figlio più piccolo perde l’uso delle gambe. A nulla servono le ricerche e le analisi dei medici: la malattia non ha nessuna spiegazione. E un bel giorno un ragazzo – il cui padre è morto sotto i ferri durante una operazione per mano del chirurgo – confessa all’uomo che suo figlio sta morendo e che, se il padre non ucciderà uno tra i suoi cari, l’intera famiglia accuserà la stessa malattia e morirà.

Non la vorrei fare troppo lunga e mi accingo quindi ad arrivare al punto. Senza ovviamente raccontare come va a finire il film, posso dire che l’opera parla dell’inspiegabile, e del fatto che di fronte a certe forze di natura sconosciuta – vere o immaginarie – dobbiamo o dovremmo sottostare. Nell’epoca di Wikipedia, dell’illusione di poter dare spiegazioni a qualunque cosa, tanto che gli horror non fanno più paura, un film che pone l’essere umano contemporaneo di fronte a un male incomprensibile viene deriso, a livello superficiale, quando invece a livello profondo dovrebbe far riflettere se non addirittura spaventare. Ebbene sì, spaventare. Perché mai come ora ci siamo rifugiati nell’illusione di avere una risposta a qualsiasi domanda per fuggire di fronte alla paura dell’ignoto, che è da sempre la nostra paura più grande.

Anche se avessimo davvero una risposta per tutto (ma non è così), mettiamoci per un paio d’ore nei panni di chi ha a che vedere con un fenomeno sconosciuto. Riusciamo a immaginare come ci sentiremmo? Il messaggio del film è tutto lì. Si fa per dire.


Articolo pubblicato sul web magazine Cronache di un sole lontano il 10 luglio 2018

2 commenti:

  1. Visto all'uscita questo film, che, come quasi tutti quelli del regista greco, a tratti fanno sorridere, proprio perché ci troviamo spesso di fronte a fenomeni assurdi e poco spiegabili razionalmente. Per me è tra i suoi migliori ultimi film, migliore del sopravvalutato La Favorita.

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    1. Ripeto: a me non ha fatto sorridere, anzi ne ho visto tutta la drammaticità. Però capisco cosa intendi e capisco che possa far sorridere. Poi mi fa piacere che anche tu l'abbia apprezzato perché finora non ho assistito a molti riscontri positivi e mi sentivo un po' incompreso.

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