lunedì 21 ottobre 2019

La cometa interstellare 2I/Borisov, ospite inatteso nel nostro sistema solare

Ormai non c'è più alcun dubbio sul fatto che negli spazi interstellari possono viaggiare corpi celesti minori (non certo i pianeti) come ad esempio le comete e gli asteroidi. E grazie al primo articolo scientifico che caratterizza la cometa 2I/Borisov è chiaro che questi corpi celesti "alieni" possono attraversare di passaggio altri sistemi solari, come appunto il nostro. L'articolo che descrive per la prima volta in assoluto la cometa interstellare 2I/Borisov è stato pubblicato il 14 ottobre su Nature Astronomy e riporta le firme di scienziati della Jagiellonian University di Cracovia, in Polonia, con l'aggiunta di una collaborazione olandese. L'orbita della cometa non lascia dubbi: 2I/Borisov proviene dall'esterno del nostro sistema solare, in particolare dalla costellazione Cassiopea.

Immagine della cometa 2I/Borisov catturata dal Gemini North Telescope il 10 settembre 2019. Credit: Gemini Observatory/NSF/AURA

Nel 2017 era già arrivato il primo ospite interstellare che è stato chiamato 'Oumuamua, anche se non c'è stato il tempo di analizzarlo bene prima che uscisse di nuovo dal sistema solare. Ispirati dall'arrivo di 'Oumuamua, gli scienziati hanno realizzato un programma al computer chiamato "Interstellar Crusher", un programma che analizzasse i dati online riguardanti comete e asteroidi appena scoperti per verificare se qualcuno di questi corpi celesti provenisse da molto lontano. Ebbene, l'8 settembre 2019 il programma ha notificato un segnale di "allarme" segnalando un possibile oggetto interstellare.

"Il codice era stato scritto appositamente per quello scopo, e noi speravamo che un giorno avremmo ricevuto quel messaggio. Solo che non sapevamo quando lo avremmo ricevuto", ha detto Piotr Guzik della Jagiellonian University, lo scienziato che ha guidato lo studio.

Il corpo celeste era stato localizzato una settimana prima dall'astrofilo Gennady Borisov (da cui il nome definitivo 2I/Borisov), anche se la sua vera identità era sconosciuta all'autore della scoperta. Successivamente, una investigazione più approfondita in merito all'orbita dell'oggetto ha confermato la sua origine interstellare. L'orbita anomala, dunque, secondo gli scienziati è il chiaro segno della provenienza extrasolare.

Immagine della cometa 2I/Borisov scattata dal Telescopio Spaziale Hubble il 12 ottobre 2019 a una distanza di 420 milioni di chilometri dalla Terra. Credit: NASA, ESA, D. Jewitt (UCLA).

Due giorni dopo aver ricevuto il segnale di avviso, il team di ricercatori aveva già osservato la prima immagine dell'oggetto celeste ottenuta con il William Herschel Telescope, in Spagna, ed erano pronti a ricevere ulteriori dati dal Gemini North Telescope, nelle Hawaii. L'immagine più recente realizzata finora è quella del Telescopio Spaziale Hubble, del 12 ottobre.

Gli scienziati hanno osservato che la cometa 2I/Borisov ha una tonalità rossastra e che il suo nucleo solido ha un raggio di circa un chilometro. "In base a queste caratteristiche iniziali, l'oggetto appare indistinguibile dalle comete del nostro sistema solare", ha detto Piotr Guzik.

"Questa cometa sarà osservabile per diversi mesi, il che ci fa pensare che il meglio debba ancora venire", ha commentato a caldo Waclaw Waniak della Jagiellonian University, uno degli autori dello studio.

2I/Borisov si sta dirigendo attualmente verso il Sole a una velocità di circa 33 km/s e il suo approccio più vicino alla stella avverrà il 7 dicembre. Intorno alla metà del 2020 la cometa ritornerà nello spazio interstellare dove vagherà alla deriva per milioni di anni prima di capitare, se il caso vorrà, in un altro sistema solare.

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