lunedì 18 novembre 2019

"Le fontane del paradiso" di Arthur C. Clarke e il sogno dell'elevatore spaziale


In La città e le stelle di Arthur C. Clarke ci troviamo un miliardo di anni nel futuro. In Terra imperiale, invece, siamo esattamente nel 2276. Nel romanzo Le fontane del paradiso (The Fountains of Paradise, 1979) non esiste una data ben precisa ma ci troviamo sicuramente dopo il 2175 perché c'è una citazione a inizio capitolo datata in quell'anno. In ogni caso, in qualunque anno sia ambientata la storia, i tempi sono maturi per avviare i lavori dell'ascensore (o elevatore) spaziale, un'idea formulata nella nostra realtà che prevede la costruzione di un ascensore in grado di lanciare nello spazio i satelliti, tanto per iniziare, e poi chissà cos'altro.

Nella nota introduttiva a Le fontane del paradiso, datata 1978, è lo stesso Arthur C. Clarke a raccontare la storia dell'elevatore spaziale. Per dirla brevemente, in Occidente si parla per la prima volta di ascensore spaziale in una lettera che alcuni scienziati scrivono sul numero dell'11 febbraio 1966 della importante rivista scientifica Science. La lettera si intitola "È possibile agganciare il cielo coi satelliti". Ma il vero ideatore dell'elevatore spaziale è stato un ingegnere russo di nome Y. N. Artsutanov, che ha avuto l'ambiziosa idea sei anni prima della pubblicazione su Science, tanto che l'ascensore spaziale viene anche chiamato elevatore Artsutanov.

In Le fontane del paradiso l'ingegnere Morgan, già noto nel romanzo per avere costruito il ponte sullo stretto di Gibilterra, vuole fortemente realizzare l'elevatore spaziale. Il problema è che deve costruirlo sull'equatore, a un'altezza elevata, e in un punto che rispetti una serie di caratteristiche ambientali che conferirebbero la giusta stabilità all'opera ingegneristica. Guarda caso, Morgan si trova di fronte a un grande problema: il punto migliore di costruzione dell'elevatore spaziale è la cima della Montagna Sacra in un luogo chiamato Taprobane (che nella nota introduttiva al romanzo Clarke identifica con lo Sri Lanka). La montagna si definisce "sacra" perché sulla cima è eretto un tempio buddhista millenario. Tradotto: i monaci non intendono schiodare da lì.

In parallelo si racconta la storia di un re chiamato Kalidas, il quale dimorava duemila anni prima su un'altra montagna, chiamata Yakkagala, che si trova davanti alla Montagna Sacra. Le due montagne erano in contrapposizione in quanto l'ambizioso re aveva fatto realizzare su Yakkagala delle opere architettoniche avveniristiche attraverso le quali voleva quasi sfidare gli dèi, una cosa che ai monaci buddhisti non andava molto a genio. Tra le opere mastodontiche realizzate sulla montagna dal re figurano anche le cosiddette Fontane del Paradiso, un sistema di fontane grande, bello e complesso che il reggente aveva voluto con tutto se stesso.

Da quanto si intuisce, il titolo Le fontane del paradiso nasce proprio dal parallelo tra le fontane di re Kalidas e l'elevatore spaziale. Entrambe le opere sono infatti viste come una sfida agli dèi, come un tentativo dell'Uomo di diventare un dio e sostituirsi alle divinità. Le fontane del paradiso, che piaccia o no, è un duro attacco alle religioni e un pieno elogio alle potenzialità umane attraverso la scienza. Ne è un altro esempio la storia parallela della sonda aliena chiamata Stellaplano, che nel libro si racconta essere arrivata da una stella distante diversi anni luce e che, filosofeggiando con gli esseri umani a distanza, ridicolizza il concetto di religione svuotandolo di ogni significato.

Ecco che cosa dice Stellaplano agli esseri umani nel 2069:

"L'ipotesi da voi denominata Dio, per quanto non respingibile sull'unica base della logica, non è necessaria per la ragione che segue.
Se voi presumete che l'universo può essere spiegato come creazione di un'entità conosciuta come Dio, egli deve ovviamente possedere un grado d'organizzazione superiore al suo prodotto. Così voi avete più che raddoppiato le dimensioni del problema di partenza, e avete compiuto il primo passo su un regresso divergente all'infinito. Guglielmo d'Occam ha fatto notare sin dal vostro Quattordicesimo secolo che le entità non debbono essere moltiplicate senza necessità. Di conseguenza non riesco a capire perché questo dibattito prosegua."

Le fontane del paradiso racconta così la storia della realizzazione di un grande sogno. Arthur C. Clarke si sbizzarrisce entrando nei dettagli tecnici e problematici della fase realizzativa di un'opera pensata negli anni Sessanta e che, ancora oggi, stenta a decollare, forse per la mancanza di materiali sufficientemente forti da reggere una torre di decine di migliaia di chilometri senza che si spezzi. Tali materiali, infatti, sono stati inventati nel futuro di Le fontane del paradiso e rappresentano il punto di svolta che dà il via libera alla costruzione dell'elevatore spaziale.

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