venerdì 14 gennaio 2022

Sputnik (film, 2020): la simbiosi che viene dal cosmo

Sputnik (film, 2020): la simbiosi che viene dal cosmo

Nel recentissimo film Sputnik ci troviamo nel 1983. Due cosmonauti russi sono in missione spaziale e orbitano intorno alla Terra dentro un piccolo abitacolo. Improvvisamente si verifica un incidente non precisato. La capsula esegue un atterraggio di emergenza sul pianeta, ma uno degli astronauti viene trovato morto con la testa maciullata. Il suo collega invece è sopravvissuto ma si trova in condizioni drammatiche. Quest'ultimo ha subito un'amnesia e non ricorda cosa è successo nello spazio. Viene quindi tenuto in stretta osservazione in un centro di massima sicurezza. 

Ciò di cui parleremo nelle prossime righe è una rivelazione che avverrà molto presto nel film, quindi non riguarda il finale, ma se pensate che possa trattarsi di spoiler fermatevi qui e non proseguite nella lettura.

Ebbene, si scopre che una creatura di probabili origini extraterrestri si è insinuata nel corpo del cosmonauta sopravvissuto. Il rapporto simbiotico tra la creatura e l'uomo - insieme all'indagine che ne consegue - costituisce probabilmente la parte più interessante del film, e per questo motivo lo raccontiamo nei dettagli.

Se vi interessano i dettagli della simbiosi, continuate la lettura.

La creatura entra ed esce regolarmente dal corpo del cosmonauta. Senza la creatura, i segni vitali dell'uomo peggiorano. 

Dopo l'incidente, l'astronauta è rimasto gravemente ferito ma si è ripreso in soli due giorni grazie al fatto che il suo parassita, o meglio il simbionte, gli offre grandi capacità di rigenerarsi.

Sputnik (film, 2020): la simbiosi che viene dal cosmo

Durante l'incubazione l'alieno misura soltanto 30 centimetri. Si inserisce nell'esofago e nello stomaco aumentando il diametro delle cavità del 30%. Quando esce emana una tossina che rilassa i muscoli del suo ospite e che lo mette letteralmente al tappeto.

Il contatto con l'ossigeno gli dà la capacità di espandersi e di raggiungere un metro e mezzo di lunghezza. Poi si riavvolge e torna nel corpo dell'ospite. Lunghezza e diametro della testa cambiano continuamente.

La creatura esce dal suo ospite umano tra le ore 2.40 e le 3.10 del mattino. Il suo obiettivo è mangiare esseri umani, ma solo dopo averli spaventati. Lo spavento infatti fa produrre al corpo umano cortisolo, e la creatura si nutre essenzialmente di quella sostanza.

L'alieno e l'uomo sono un'unica entità. Stessa mente cosciente. La creatura offusca parzialmente i ricordi del suo ospite e le sue capacità relazionali. L'alieno altera inoltre i livelli ormonali dell'ospite.

Naturalmente non tutto è chiaro e viene spiegato, possiamo solo fare delle ipotesi. Per esempio, perché la creatura passa parte della sua vita nel corpo dell'uomo? Quasi sicuramente cerca un involucro protettivo. Sì, ma perché? Non sa proteggersi da sola? Evidentemente dopo essersi nutrita attraversa una fase di quiescenza in cui è particolarmente vulnerabile e ha bisogno di digerire in tutta sicurezza nel corpo di un essere umano, ritenuto, per chissà quale motivo, il "luogo" più sicuro.

Leggi anche: Brain damage (1988)

4 commenti:

  1. Indubbiamente la parte più interessante, peccato che la narrazione non sempre perfetta, ma buon film ;)

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    1. Eh infatti. Ma come esordio alla regia è andato più che bene.

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  2. Mi ero proprio perso quest'uscita! Mi sono fermato al primo paragrafo perché cerco sempre di saperne quanto meno possibile di un film che mi interessa, ma tornerò di sicuro rileggere tutto un volta visto ;)

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    1. Ultimamente cerco di non consigliare niente. Però a questo film un 7 su 10 glielo do.

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