venerdì 4 febbraio 2022

Correva l'anno 802701: "La macchina del tempo" di H. G. Wells

Correva l'anno 802701: "La macchina del tempo" di H. G. Wells
 
Nel 1895 lo scrittore H. G. Wells (Herbert George Wells) pubblicava un libro che ha fatto la storia e che per varie ragioni ha anticipato una serie di elementi che si ritroveranno poi nella fantascienza di tutto il ventesimo secolo.

Il libro lo conoscete tutti, si intitola La macchina del tempo ed è ambientato nell'anno 802701. Anche se è passato più di un secolo dalla sua pubblicazione rimane un testo da leggere in maniera doverosa, non solo perché il futuro di cui parla è ancora lontano, e nemmeno perché è il primo - o quasi - romanzo sui viaggi nel tempo.

L'autore, attraverso le parole e le convinzioni del protagonista esprime un'idea, o meglio una possibilità, che ancora oggi resta visionaria (aggettivo abusato ma ci sta). Il progresso viene visto come un boomerang, qualcosa che una volta raggiunto il suo picco si annulla e conduce a una regressione.

Il mondo dell'anno 802701 non è quel che possiamo erroneamente immaginare, cioè un mondo super complesso. Al contrario, è estremamente semplice. Il viaggiatore del tempo scopre che la Terra è abitata da piccoli esseri che lui chiama eloi. Queste creature bivaccano tutto il giorno mangiando frutta e soltanto frutta. 

Gli eloi sono stupidi e deboli perché, secondo la deduzione del crononauta, sono l'evoluzione, anzi l'involuzione, della classe dominante che sul pianeta ha raggiunto a un certo punto un benessere tale da aver perso ogni qualità, intellettiva e fisica, perché l'intelligenza e la forza non servivano più essendo finita l'era dei conflitti e dei problemi.

Al contrario, come si scopre presto nella storia, la classe sociale subalterna, quella se vogliamo operaia, si è col tempo trasferita nel sottosuolo e ha generato una seconda specie di creature che il viaggiatore chiama morlock (morlocchi in alcune traduzioni).

Correva l'anno 802701: "La macchina del tempo" di H. G. Wells

I morlock sono fisicamente forti e la notte vanno a caccia di eloi. Questi esseri si sono evoluti al buio e sono pelosi e bianchi. La scelta del bianco neutro è mirata: a che serve infatti, evolutivamente parlando, essere colorati se si vive nelle tenebre?

Sembra chiara l'influenza che H. G. Wells ha ricevuto da Darwin e Marx, i cui scritti fondamentali risalgono a diversi anni prima de La macchina del tempo. Non a caso il viaggiatore si chiede, appena arrivato nel futuro, se quello che vede è il comunismo.

Ma prima si è detto che il progresso potrebbe essere un boomerang. Ecco le parole esatte espresse nel libro in proposito:

"Egli pensava solo con tristezza al progresso umano e non vedeva, nella crescente ricchezza della civiltà, che un assurdo accumulare inevitabilmente destinato, alla fine, a ricadere sui suoi creatori e a distruggerli".

Nota di merito per l'omonimo film del 1960 uscito in Italia come L'uomo che visse nel futuro. Capolavoro senza tempo (appunto) che a parte qualche aggiunta e sottrazione rispetto al libro ne mantiene comunque il grosso della trama e dell'essenza aggiungendo, attraverso i gesti e i dialoghi, un gran tocco di emotività al protagonista.

Quella stessa emotività che è senza dubbio presente nel romanzo di Wells ma che tuttavia non è esplicitata per via di una narrazione prevalentemente didascalica e controllata.

8 commenti:

  1. Ricordo d'aver visto il film, diretto dal bisnipote, e faceva un certo effetto, un racconto davvero incredibile.

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  2. Io l'ho rivalutato recentemente proprio grazie all'edizione RBA.
    Wells è un grande!

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    1. Ci sono anche dei racconti in questa bella edizione. Ma penso che li leggerò un'altra volta. Questo è il primo libro di fantascienza in assoluto che ho letto, da bambino. Rileggerlo dopo tanti anni in occasione della diretta Instagram sui viaggi nel tempo è stato davvero emozionante, e sorprendentemente è stata una conferma della grandezza di questo libro secolare e del suo autore.

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  3. Grande titolo che mi fai venire voglia di leggere, perché ci leggo anche una sorta di critica ecologista (o forse mi sbaglio), di un progresso che è in realtà regresso. La parola progresso, come altre, è molto scivolosa...

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    1. Progresso che in realtà è regresso, sì. La critica ecologista non è esplicitata ma considerando l'ampio ragionamento di Wells potrebbe rientrare nel messaggio complessivo.

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  4. Ottima recensione! Adoro i viaggi nel tempo, se ben gestiti!

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    1. Ti ringrazio molto! L'argomento è vasto e sì, non è sempre ben gestito.

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